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Julian Assange: punirne uno per educarne cento

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Articolo di Piero Cammerinesi -

Non me la prendo con il Deep State USA che ha atteso pazientemente sette anni prima di riuscire a mettere le mani su Julian Assange; il gelido odio dei poteri forti allorché viene smascherata la loro protervia e la loro menzogna sa attendere. In fondo - come si dice - la vendetta è un piatto che si consuma freddo.
Non me la prendo con Hillary Clinton che ieri non è riuscita a dissimulare la sua esultanza di fronte alla cattura del giornalista australiano, trascinato fuori come un animale da macello dall’Ambasciata ecuadoriana, citando anche le parole che usò di fronte al vergognoso assassinio di Gheddafi, infilzato da una baionetta nell’ano: “We came, we saw, he died”; in fondo gli sciacalli sono sciacalli, il loro karma è di nutrirsi di cadaveri, altro non possono fare.
Non me la prendo con il presidente ecuadoriano, il vile Lenín Moreno, che di fronte alle pressioni - ed al fiume di dollari di finanziamenti USA - ha tradito non solo Assange ma anche la sua propria dignità, il suo popolo ed ogni legalità internazionale; in fondo i politici - nella maggior parte dei casi - sono come le prostitute; vanno con chi offre di più.
Non me la prendo neanche con l’ineffabile Donald Trump, che dopo aver dichiarato più volte la sua simpatia per Wikileaks - in campagna elettorale diceva “I love Wikileaks” - oggi ha dichiarato “I know nothing about WikiLeaks” e “Wikileaks is not my thing”; in fondo un presidente - se vuole sopravvivere - deve fare la marionetta dei poteri veri e allora: “chi volete crocifisso Barabba o Gesù?”.
E non me la prendo neppure con il colpevole, miserabile, osceno silenzio dei vassalli e dei servi sciocchi degli USA, tutti quei Paesi che hanno paura della propria ombra e dicono una parola per poi rimangiarsela il giorno successivo; in fondo i servi sono tanto più servi quando si credono liberi.
Me la prendo invece con i miei colleghi giornalisti, con le presstitute che si sfregavano le mani quando i quotidiani vendevano più copie grazie alle rivelazioni di Wikileaks, grazie al coraggio di whistleblower come Assange, Manning, Snowden ed oggi si voltano dall’altra parte per non urtare i carnefici della libertà di stampa.
"Hai visto mai che oltre ad essere pagato 8 euro a cartella per i miei ‘pezzi’ mi licenziano pure?"
Ho fatto una ricerca oggi - non un mese dopo ma all'indomani del vergognoso arresto di Assange - sulle principali testate on line italiane e ho notato con profondo disgusto che la notizia è scivolata a fondo pagina, sommersa non solo da notizie di primo piano, ma anche dalla cronaca locale quando non dai...consigli per gli acquisti.
“Sssst…non date più peso alla notizia, tanto poi il popolo bue se ne dimentica”.
“Va bene direttore…”
In fondo che ce ne frega di Assange, qui abbiamo ben altre cose di cui occuparci, c’è il processo Ruby bis, i concorsi farlocchi della Sanità umbra, la preoccupazione di Mattarella per il richiamo di Bruxelles. Volete mettere?
Il punto però è un altro, cari amici.
Julian Assange è solo la vittima sacrificale di questa vergognosa vicenda; in realtà quello che qui si vuole soffocare è la libertà di espressione, quello che si vuole eliminare è la possibilità di smascherare la protervia del potere, quello che si vuole uccidere non è solo lui, ma la dignità di ogni essere umano cui viene impedito di conoscere il reale svolgimento dei fatti.
Anche la vostra dignità, di voi che leggete queste righe.
“Pillola blu o pillola rossa?”
“Volete restare nella Matrix o rischiare di uscire dalla narrazione imposta e fare la fine di Assange?”
Decidete voi.